Verso un futuro sostenibile
Rileggendo a distanza di tempo la relazione presentata da Giovanni Liverani, neopresidente di Ania, all’assemblea annuale del 2 luglio 2025, risalta l’ampiezza della visione proposta per il comparto assicurativo. Eletto a dicembre 2024 e insediato per il triennio 2025-2027, Liverani ha infuso al suo intervento un entusiasmo che supera la tradizionale analisi di mercato, prospettando un progetto di modernizzazione basato su un presupposto spesso trascurato in passato: il primato delle risorse umane.
Ha dichiarato infatti Liverani: “Modernizzare non significa solo innovare le tecnologie. Significa soprattutto valorizzare le persone. Significa riconoscere il ruolo centrale che i dipendenti delle imprese di assicurazione, gli agenti e gli addetti alla distribuzione, i liquidatori e i periti svolgono ogni giorno nella solidità del nostro sistema, potenziando la loro azione e non sostituendoli con le nuove tecnologie”.
Pur condividendo pienamente la centralità di queste parole, non posso fare a meno di chiedermi perché sia servito così tanto tempo perché Ania riconoscesse la professionalità degli agenti, che rappresentano il 75% del mercato e costituiscono da sempre la spina dorsale del settore. In un contesto in cui emergono malessere e criticità nella rete agenziale, mi aspetto che l’associazione delle imprese dimostri con provvedimenti concreti la volontà di tradurre le buone intenzioni in fatti tangibili, anziché limitarsi a un’operazione di immagine.
Come già più volte dichiarato, la delegazione e il gruppo dirigente dello Sna non pongono alcun limite al dialogo e sono pronti a riprendere la trattativa su ogni tema, a partire dalle proposte illustrate nei primi incontri a proposito del rinnovo dell’Ana 2003. Mi aspetto quindi che l’Associazione delle Imprese confermi ufficialmente la riapertura del tavolo negoziale con le organizzazioni sindacali e convochi al più presto un calendario di incontri, con l’impegno esplicito a discutere e approfondire i contenuti nella piattaforma negoziale già avanzati dalla delegazione Sna.
Solo così, ritengo, si potrà trasformare questo percorso di confronto in un’opportunità di crescita reciproca e di riequilibrio dei rapporti di forza all’interno del comparto. Nell’immediato, credo diventi fondamentale avviare una collaborazione strutturata tra Ania, Sna e mondo dei consumatori: sviluppare nuove linee guida per la formazione e l’aggiornamento professionale, affinché gli agenti restino all’avanguardia rispetto alle esigenze del mercato e alle innovazioni tecnologiche; favorire lo scambio intergenerazionale di competenze, offrendo ai giovani percorsi di tutoraggio e di carriera trasparenti che rendano l’intermediazione assicurativa un vero e proprio percorso imprenditoriale; infine, mettere a punto sistemi di premiazione che valutino non solo i risultati commerciali, ma anche la qualità del servizio, la fedeltà del cliente e l’adozione di soluzioni innovative, destinando parte degli utili non solo agli azionisti, ma anche agli agenti che ne sono il vero motore.
Il nodo resta semplice, nonostante la portata sia strategica: Ania dimostrerà di voler davvero valorizzare il ruolo centrale degli agenti, traducendo gli annunci in provvedimenti concreti, oppure lascerà prevalere la logica dell’immagine senza sostanza? Da questa scelta dipenderà la credibilità e la riuscita dell’intero progetto di rilancio del settore.
Costruire una cultura assicurativa consapevole
Per far crescere la cultura assicurativa nel nostro Paese, è fondamentale che i consumatori comprendano a fondo il settore. Questo richiede dialogo e trasparenza, con imprese, intermediari e utenti che lavorino insieme per un obiettivo comune.
Alcune iniziative concrete potrebbero essere:
- lanciare campagne di sensibilizzazione promosse da Ania, Sna e associazioni dei consumatori per spiegare, con un linguaggio semplice, l’importanza della prevenzione e della protezione,
- introdurre nei percorsi formativi scolastici e universitari moduli base di educazione assicurativa e gestione del rischio, per formare, fin da giovani, cittadini più consapevoli delle proprie esigenze di sicurezza, anche latenti e dei propri diritti in quanto consumatori.
Le assicurazioni motore di crescita per un futuro sostenibile
Immagino il settore assicurativo non solo come pilastro economico, ma come forza propulsiva per la crescita sostenibile e l’innovazione sociale. Di fronte a sfide epocali, dalla crisi climatica alla salvaguardia ambientale, dalla cybersicurezza, alla convivenza tra l’intelligenza umana e quella artificiale, molte compagnie italiane stanno già dimostrando concretezza nella transizione ecologica. Investono responsabilmente, sviluppano prodotti all’avanguardia e gestiscono in modo proattivo i rischi legati al weather. Collaborano con enti pubblici, istituzioni e portatori di interesse diversi, favorendo uno sviluppo più sostenibile per il Paese. Vi sono poi altri ambiti, che non affronterò in questa sede per economia di spazio, nei quali le assicurazioni giocano già ora e soprattutto giocheranno in futuro un ruolo chiave, come ad esempio la cybersicurezza o l’integrazione tra welfare pubblico, in particolare sanità, pensioni, assistenza e servizi aggiuntivi se non addirittura sostitutivi erogati da soggetti privati.
Tuttavia, nonostante questi sforzi meritevoli, la percezione collettiva resta spesso tiepida: i cittadini faticano a riconoscere il valore sociale delle assicurazioni. Ecco perché credo sia eticamente doveroso, oltre che strategicamente vantaggioso, investire in progetti di educazione e sensibilizzazione. Anche a costo di una temporanea riduzione degli utili, sarebbe opportuno che l’industria assicurativa destinasse risorse a iniziative di cultura assicurativa per rafforzare la reputazione delle imprese e delle rispettive reti agenziali per consolidare un mercato più maturo e consapevole nel lungo termine.
Il ruolo dello Stato
Per accelerare questa svolta serve un intervento pubblico mirato. Lo Stato potrebbe introdurre politiche che premiano le compagnie impegnate in progetti innovativi e sostenibili, attraverso benefit fiscali e altri incentivi tangibili. L’obiettivo non è solo il profitto, quanto piuttosto l’integrazione di pratiche virtuose nei modelli di business.
Un’idea concreta, per tornare all’ambito ambientale, potrebbe essere legare i risarcimenti a scelte sostenibili dei clienti.
Ad esempio:
- in caso di incidente stradale, riconoscere un contributo extra a chi sostituisce il veicolo danneggiato con uno a basso impatto (elettrico o ibrido),
- se un incendio colpisce un edificio, incentivare l’installazione di pannelli solari o materiali isolanti ecocompatibili, trasformando un evento negativo in un’opportunità per migliorare l’efficienza energetica,
- dopo un disastro naturale, andare oltre il semplice risarcimento e affiancare le comunità nella ricostruzione “verde” del territorio, riducendo i rischi futuri e promuovendo infrastrutture più sicure.
Questi meccanismi premianti evitano interventi “a pioggia” poco efficaci e innescano un vero circolo virtuoso: i comportamenti sostenibili vengono valorizzati, le compagnie si spingono verso l’innovazione e i cittadini considerano l’assicurazione uno strumento di protezione e progresso. Si ottiene così maggiore fiducia nella filiera assicurativa, percepita come partner sociale affidabile, e un mercato più solido, grazie a clienti informati e responsabili. Il sistema diventa un volano di innovazione, sostenuto da trasparenza e collaborazione pubblico-privato cui accennavo in precedenza e attiva una spinta concreta alla lotta contro il cambiamento climatico e alla tutela delle risorse.
È il momento di unire le forze: Stato e filiera assicurativa possono disegnare insieme un futuro più equo, sicuro e sostenibile per tutti che veda al centro della distribuzione l’agente, unico attore capace di erogare una consulenza orientativa prima della sottoscrizione dei contratti assicurativi, durante il ciclo della loro operatività e nel momento dell’emergenza generata dal sinistro.
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